Monte Sparagio (m 1110),
i boschi, i pascoli e il fuoco

Artemisia
cooperativa via Serradifalco,119, Palermo,
artemisianet@tin.it

Testo e foto di Giuseppe Ippolito

monte sparagioSulla cima di Monte Sparagio (m1110), la più alta dei rilievi tra Castellammare e Trapani, si racconta esserci una roccia piatta e rettangolare denominata Tavula di Turricianu, uno dei luoghi in cui la tradizione popolare contestualizza le riunioni della banda di briganti capeggiata da Pasquale Turriciano e formatasi con i moti del 1862 di ribellione alla leva militare obbligatoria. Al bandito di Castellammare la tradizione popolare riconosce eroismo e lealtà. Le sue vicende sono state cantate dal poeta contadino Camillo Cajozzo, membro egli stesso della banda. Turriciano sarà ucciso nel 1870 dai carabinieri, all'età di 28 anni, dopo otto di brigantaggio. La pietra piatta sulla cima sembra scomparsa, forse distrutta per l'istallazione di antenne, ma la prova che la leggenda è motivata sta nella natura geologica del monte costituito, nella parte alta, da calcari pelagici mesozoici, stratificati e alternati con liste di selce, il cui smantellamento produce lastre calcaree spesse pochi decimetri e variamente ampie. Ancora oggi, nonostante una sterrata raggiunga la cima, il monte mantiene per gli escursionisti l'aurea d'inaccessibilità che lo fece considerare rifugio di ricercati. Rendono disagevole il percorso, i versanti ripidi e rocciosi, i sentieri sassosi e il dislivello. Ripaga della fatica la suggestione del vasto panorama sull'occidente siciliano, dalle Isole Egadi alla Rocca Busambra. Scorci insoliti si aprono a nord sui monti dello Zingaro, San Vito e Monte Cofano, mentre ad est sul Monte Inici e sul Golfo di Castellammare. Il paesaggio vegetale dell'area montana, apparentemente semplice, è il risultato dell'azione secolare di mandrie e greggi pascolanti e del fuoco, azione che mantiene a pascolo versanti che in epoche passate furono occupati da querceti. L'assenza di copertura vegetale stabile ha favorito anche l'erosione del suolo con l'affioramento generalizzato della nuda roccia. Alcuni esemplari adulti di leccio (Quercus ilex) crescono isolati su versanti ormai privi di suolo, con le radici tra le rocce, mentre altri formano insieme veri e propri lembi di bosco che resistono sui versanti più ripidi e rocciosi. Queste aree si sono sottratte al disboscamento perché meno adatte al pascolo e alle colture e anche il fuoco ha difficoltà ad avanzare all'ombra dei lecci e spesso si spegne dopo pochi metri per la scarsità di piante erbacee secche nel sottobosco. Pascoli, boschi e arbusti si affiancano in equilibrio instabile; gli arbusti tendono a colonizzare i pascoli, ma il processo è rallentato dagli erbivori e interrotto dal fuoco. Soltanto il leccio riesce a colonizzare versanti con suoli esigui e rocce affioranti e per incontrare qualche quercia caducifoglie occorre scendere molto di quota e cercare qualche avvallamento o falsopiano dove si accumuli suolo a sufficienza. Il sottobosco non è buio come di solito nelle leccete, la distribuzione degli alberi è rada, condizionata dal pascolo e dal modesto sviluppo degli alberi con radici tra le rocce. Nel sottobosco cresce pungitopo (Ruscus aculeatus), Marrubium sp., caprifoglio (Lonicera etrusca), Rubia peregrina, stracciabraghe (Smilax aspera) e asparagio (Asparagus acutifolius). Fioriscono in inverno il ciclamino autunnale (Cyclamen hederifolium) ed un ranuncolo a fiore giallo. Gli incendi periodici impediscono alla lecceta di espandersi eliminando gli arbusti indispensabili per l'insediamento delle piante forestali. Tra gli arbusti diffusi: Ginestra spinosa (Calicotome infesta), pero selvatico (Pyrus amigdaliformis) e biancospino (Crataegus monogyna). Più in basso troviamo anche alaterno (Rhamnus sp.), Terebinto (Pistacea terebinthus), Euphorbia dendroides, Olivo selvatico (Olea europea var. sylvestris), e Anagyris foetida. Intorno alle Case Lentini, su suolo profondo, ci sono uliveti abbandonati con alberi secolari attorno a cui è già iniziato il processo di naturalizzazione. con l'orniello (Fraxinus ornus), l'edera (Edera helix), il pomo di sodoma (Solanum sodomaeum), solanacea dai frutti tossici e la Clematis cirrhosa, una liana che ricopre alberi e arbusti ed in inverno fiorisce con grandi fiori bianchi penduli. Le praterie di quota tendono ad essere dominate dall'Ampelodesmos mauritanicus graminacea che ricresce velocemente dopo ogni incendio. In inverno fioriscono varie composite tra cui la calendula e iridacee dei generi Crocus e Iris. Tra i pascoli sassosi a mille metri di quota è una estesa stazione di Giaggiolo siciliano (Iris pseudopumila), piante di origano, menta selvatica e l'Euphorbia characias. In ambienti rupestri di bassa quota cresce l'endemica Euphorbia bivonae e nei pressi di case Lentini trovamo anche l'Euphorbia peplis. Intorno a quota m600 c'è ancora qualche palma nana (Chamaerops humilis) con il fusto carbonizzato dagli incendi, ma in piena vegetazione. La palma nana è una di quelle specie che trae vantaggio dalla frequenza degli incendi, la sua straordinaria resistenza al fuoco le attribuisce un vantaggio selettivo su tutte le altre piante. Nella distribuzione naturale della vegetazione le palme nane non potrebbero crescere al di fuori di una stretta fascia costiera, perchè l'interno sarebbe occupato da boschi a prevalenza di leccio. Sorprende il numero di passeriformi stanziali che è possibile osservare in inverno. Avvistate anche la coturnice (Alectoris graeca), stanziale che ama i pendii ripidi e sassosi e la beccaccia (Scolopax rusticola) che sverna al sud.

Scheda Tecnica

Per raggiungere l'inizio del percorso (Case Lentini): dall'autostrada per Trapani, uscire a Castellammare e proseguire fino al Castello di Baida, da qui una sterrata sale in direzione nord fino a Case Lentini. Dislivello: m700. Distanza: 5 km. Tempo di cammino: 4 h. Difficoltà: E. Contatti: Giuseppe Ippolito, artemisianet@tin.it, 3403380245

mappa del Monte Sparagio

i Monti di Trapani sentieristica trapanese indice Valid HTML 4.01 Transitional